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Non chiederci la parola di Eugenio Montale

Composto il 10 luglio del 1923 da Eugenio Montale, questo componimento fa parte della raccolta " Ossi di seppia".
Il componimento ha un ruolo determinante proprio perchè rende espliciti i termini della poetica dell'autore,infatti Montale parlando a nome di una pluralità di soggetti, sostiene che l'uomo è smarrito e privo di certezze. La realtà sfugge ed è vano ogni tentativo di rivelarne la segreta essenza, il senso ultimo.Tale drammatica situazione esistenziale trova riscontro nella natura:lo scalcinato muro, il ramo, storto e secco, il polveroso prato, dove non trova più posto il croco. Una rappresentazione scarna ed asciutta di una natura assente dove non c'è possibilità di vita come arido e solo è l'animo umano.La negatività del presente esclude anche possibilità futura "Codesto solo OGGI possiamo dirti",dice il poeta.
La presa di coscienza della negatività dell'esistenza, del "male di vivere"non deve però portare il poeta a rinunciare a vivere, estraniandosi, né deve difendersi dalla solitudine isolandosi,ma deve vivere proprio per denunciare il male di vivere .Questo è il compito della poesia.


Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo
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