Spesso l’ode oraziana “ Carpe Diem” è interpretata come l’incitamento ad una pura filosofia edonistica volta a cogliere i puri piaceri della vita, in realtà la lirica va ben oltre ed è un monito di saggezza dettato dalla vita del poeta stesso.
L’uomo non può conoscere il futuro, può intervenire solo sul presente, e quindi è solo su di esso che deve agire, cogliendo tutte le occasioni e le gioie che si presentano.
Quello di Orazio non è neanche un precetto morale, ma solo una saggia riflessione sull’esistenza, A che serve porsi domande sul futuro se non siamo in grado di darci risposte, è inutile dunque angosciarsi, è molto meglio assaporare le piccole gioie, i dolci momenti quotidiani.
Solo vivendo ogni giorno come se fosse l’ultimo si può allontanare il pensiero della morte e del tempo che ci sfugge.
Libero dall’assillo del tempo l’uomo può assaporare i piccoli piaceri della vita, come mescere il vino, intrattenersi in conversazione con una donna,in serenità raggiungendo così un equilibrio interiore tutto terreno dato che l’eternità non gli è data.
Non domandarti – non è giusto saperlo – a me, a te
quale sorte abbian dato gli dèi, e non chiederlo agli astri,
o Leuconoe; al meglio sopporta quel che sarà:
se molti inverni Giove ancor ti conceda
o ultimo questo che contro gli scogli fiacca le onde
del mare Tirreno. Sii saggia, mesci il vino
– breve è la vita – rinuncia a speranze lontane. Parliamo
e fugge il tempo geloso: carpe diem, non pensare a domani.
Risorsa completa