“S’i’ fossi foco” è il più celebre sonetto di Cecco Angiolieri da sempre considerato un poeta dall’animo tempestoso e drammatico.
In realtà Angiolieri è soprattutto un uomo del suo tempo, assetato di divertimenti, quasi sempre al verde che sfoga in questi versi il suo umore con invettive bizarre.
In opposizione agli stilnovisti che decantano gli ideali della gentilezza Cecco esprime il suo malanimo con facezie e a volte anche con toni amari, tanto che non riesce nemmeno ad essere se stesso , a lasciare altrui le donne vecchie e laide.
Cecco fa parte di quella schiera di poeti giocosi che celebrano le esperienze quotidiane e grottesche del vivere, della donna, delle taverne, della beffa; una schiera di poeti dell’epoca comunale che si libera dei confini dei chierici e del latino e si cala in una società viva e spregiudicata.
S' io fossi fuoco arderei lo mondo,
S'io fossi vento lo tempesterei,
Se fossi acqua io l' annegherei,
Se fossi Dio mandereil in profondo.
Se fossi Papa sarei a lor giocondo,
Che tutti i Cristiani imbrigherei,
Se fossi Imperador, sai che farei?
A tutti mozzerei lo capo a tondo.
Se fossi Morte anderei da mio padre,
10 Se fossi Vita fuggirei da lui,
E similmente faria di mia madre.
Se fossi Cecco, com 'io sono e fui,
Torrei le donne più belle e leggiadre,
E zoppe e laide lascerei altrui.
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