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la poesia alla nonna di Giacomo leopardi

“ Poesia per la nonna “ è una composizione del 1810, quando il giovane Leopardi ancora non aveva compito 12 anni. E una poesiola dedicata appunto alla nonna, La contessa Virginia Mosca Leopardi che ironizza sul modo dei poeti suoi contemporanei di raccogliere versi di altri poeti per comporre poesie.
E questo un Leopardi inedito, scherzoso e ironico che invia alla nonna una serie di versi e la esorta a leggerli e anche a buttarli via se li dovesse ritenere poco validi come egli stesso ritiene.
Come tutta la poesia di Leopardi anche questa è immediata e sincera, anche se è ben lontana dai grandi temi dell’infinita vanità del tutto , dell’infelicità cosmica ed universale e del danno che la natura ha fatto agli uomini col concedere loro la ragione causa della grande infelicità.
La contessa Mosca è una delle poche donne cantate dal Leopardi che appartenga al gran mondo, tutte le altre sue donne “compagne del suo vago immaginar” sono donne del popolo, umili giovinette che il contino Leopardi elevò alle alte sfere della poesia.




Di fiori un serto vivido, che Apollo a noi presenti
In Elicona è solito destar vaghi concenti.
E quei Poeti miseri che non san fare un corno
Fiori a raccor divertonsi per tutto il santo giorno.
A questo io stesso m’occupo, che sono un di costoro,
E stanco poi distendomi sotto un opaco alloro.
Or dunque il frutto nobile della fatica mia
Umil presento, e inchinomi a Vostra Signoria.
Spero che in volto placido accetterete il dono
E dell’ardir, che presimi darete a me perdono.
Prendetelo di grazia , e quindi se mai fia,
Che in un vasetto pongasi, o in quello che si sia,
Quell’acqua sì odorifera, quell’acqua istessa,
Al Precettor buonissima per celebrar la Messa.
Se dopo tante prediche che far non ne sapete
Nel cacator buttatelo, o dove mai volete.
Basta, che di riceverlo non isdegniate almeno,
Del resto cosa importami? Sarò contento appieno
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