Congedo di Juan Ramon Jimenez Poesie

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Congedo di Juan Ramon Jimenez

“Congedo” di Jimenez esprime il continuo contrasto tra le cose che sembrano eterne e restano e il passare fugace dell’uomo.
Il tempo è inarrestabile, trascorre inesorabilmente verso la morte, il poeta è assalito da una struggente solitudine, mentre il suo animo contempla i colori e i profumi della sua terra.
Quella sua terra abbagliata di luce e di colori , cui egli è molto legato, rimane per sempre racchiusa nel suo animo.
Premio Nobel nel 1956,Jimenez esprime con semplicità e limpidezza di immagini non solo l’aspetto esteriore, ma anche il profondo dell’animo , la tristezza dell’addio in solitudine alla vita attraverso un cammino che lo porterà lontano, e che si concluderà per sempre nella morte.
Un destino che accomuna tutti gli uomini, moriranno anche le persone che egli ha amato e che lo amarono, mentre le cose sembrano restare immobili ed eterne a contemplarne la dipartita.



...E me ne andrò: E resteranno gli uccelli
a cantare:
e resterà l’orto, col suo albero verde,
e col suo pozzo bianco.
Ogni sera il cielo sarà azzurro e placido:
e suoneranno,come questa sera,
le campane del campanile.
Moriranno quelli che mi amarono,
e la gente si rinnoverà ogni anno:
e in quell’angolo del mio orto fiorito e incalcinato,
il mio spirito errerà nostalgico...
E me ne andrò: e sarò solo, senza focolare, senza albero
Verde, senza pozzo bianco,
senza cielo azzurro e placido...
E resteranno gli uccelli a cantare...
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