Saba è un poeta solitario ma nello stesso tempo coerente che si dibatte tra i miti dannunziani, i futuristi e gli ermetici. Tutta la sua poesia indica due diversi atteggiamenti di fronte alla realtà. Da un lato una visione della vita volta a comprendere e sentire il valore delle cose, e gli ideali, dall'altro il senso di distacco di un uomo che non sa inserirsi nel ritmo della vita, e ripiega sfiduciato in se stesso.IL poeta della birra gode l’amaro, bevendo da solo in una povera osteria del porto, rammentando la sua giovinezza e la sua vita intera piena di dolci affanni.
Anche in “ Dopo la tristezza” come in tutte le sue liriche vi è l’eterno dualismo:da una lato la tristezza muta e l'insuperabile solitudine, dall'altro la speranza e il desiderio si confondersi con la vita e con gli uomini.
IL suo doloroso amore per la vita non cede a nessuna illusione, ama le cose quali sono, ma riesce
ad attingere dal proprio cuore tanto amore quanto basta da trovare bello "anche l'uomo e il suo male".Saba diventa solo un uomo tra gli altri,che vive trai vecchi quartieri di Trieste, le chiassose osterie, i momenti tipici della vita della gente comune.
Poesia:
Questo pane ha il sapore d'un ricordo,
mangiato in questa povera osteria,
dov'è più abbandonato e ingombro il porto.
E della birra mi godo l'amaro,
seduto del ritorno a mezza via,
in faccia ai monti annuvolati e al faro.
L'anima mia che una sua pena ha vinta,
con occhi nuovi nell'antica sera
guarda una pilota con la moglie incinta;
e un bastimento, di che il vecchio legno
luccica al sole, e con la ciminiera
lunga quanto i due alberi, è un disegno
fanciullesco, che ho fatto or son vent'anni.
E chi mi avrebbe detto la mia vita
così bella, con tanti dolci affanni,
e tanta beatitudine romita!
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